

Tatuaggi, collanine, cicatrici non sono il massimo per chi vuole indossare l'uniforme. Si parla di segni esteriori evidenti, questo per ragioni di sicurezza. Un tatuaggio rende più facilmente riconoscibile una persona. Non il massimo per chi vuole fare questo mestiere», dice Filippo Saltamartini, segretario generale del Sap, il sindacato autonomo di Polizia. «In realtà il problema si pone soprattutto per chi è già in servizio. Un agente che si fa un tatuaggio subisce sanzioni disciplinari per lesione del decoro della Polizia. Ma non c'è una vera e propria normativa. Sono stati arruolati ragazzi che hanno tatuaggi, anche evidenti, con riferimenti a mafia e camorra per poi impiegarli in missioni sotto copertura».
Dunque, se non siete calciatori, attori, veline e rockstar preparatevi ad essere discriminati per colpa di quel tatuaggio fatto in ricordo di una vacanza, di un amore o per colpa di una sbronza. Anche perché, in materia, regna il caos.
In alcuni casi sopperiscono i regolamenti comunali. Per esempio a Segrate, provincia di Milano, dal 2000 il Comune vieta i tatuaggi agli agenti della polizia locale. Anche nel settore privato il tatoo è malvisto. Alcuni anni fa la Cgil denunciò che alla Barilla di Foggia, durante le selezioni per l'assunzione di 52 lavoratori, venivano scartati i candidati tatuati. Ma anche fare del bene diventa un problema. Se vi siete appena fatti tatuare, scordatevi di donare il sangue. Lo vieta la legge. Per motivi sanitari.

LONDRA - La sete di sapere porta spesso a scoperte rivoluzionarie, destinate a cambiare la vita e il destino dell’uomo. Ma spesso qualche scienziato si lascia prendere la mano da questa smania di conoscenza e si butta in esperimenti folli, dall’esito quasi sempre disastroso.
IL LIBRO - Spulciando ricerche scientifiche e archivi universitari, lo scrittore Alex Boese ne ha raccolti oltre un’ottantina nel libro «Elephants on Acid And Other Bizarre Experiments», in uscita questo mese e presentato in anteprima questa settimana sulla rivista «New Scientist».
Un elenco a dir poco stravagante, dove il genio va spesso a braccetto con la follia e che prende il via (da qui il titolo) dall’esperimento compiuto nell’agosto del 1962 da Warren Thomas, direttore del Lincolm Park Zoo in Oklahoma, che provò a somministrare a un elefante una dose di LSD 3mila volte superiore al normale per vedere l’effetto che faceva. Il povero animale morì in pochi minuti e il responso fu: «gli elefanti sono molto sensibili all’LSD».
Ecco la top ten» degli esperimenti scientifici più bizzarri di tutti i tempi, stilata dallo stesso Boese e ripresa da vari giornali, fra cui il «Guardian»:
1 - Somministrare una dose massiccia di LSD in un elefante per vedere se lo induce a pazzia. L’elefante muore. Conclusione: LSD è fatale per gli elefanti.
2 - Dire ai passeggeri di un aereo che stanno per morire fa commettere loro molti più errori in un test scritto. Conclusione: situazioni di stress estremo danneggiano l’abilità cognitiva umana.
3 - L’aspettativa di vita dei cani con due teste, creati dal chirurgo sovietico Demikhov, non supera il mese. Conclusione: il rigetto dei tessuti rende incompatibili gli animali.
4 - Proibire a qualcuno di ridere quando gli si fa il solletico è impossibile. Lo ha sperimentato lo psicologo Clarence Yeuba sui figli e la moglie negli anni Trenta, ma con scarso successo. Conclusione: la risata è una risposta istintiva al solletico.
5 - Apprendere mentre si dorme è possibile. Lo ha provato lo psicologo americano Lawrence LeShan nel 1942, quando si è chiuso in una stanza con un gruppo di ragazzi addormentati. Tutti i ragazzi si mangiavano le unghie e lo scienziato ha curato il loro tic ripetendo come un mantra “le mie unghie sono terribilmente amare”. Alla fine dell’esperimento, il 40% aveva perso il vizio. Conclusione: si può imparare dormendo.
6 - C’è chi riesce a dormire in ogni situazione. La prova è arrivata dallo scienziato dell’Università di Edimburgo, Ian Oswald, che nel 1960 prese tre volontari e, tenendo i loro occhi aperti con del nastro adesivo, li sottopose a ogni sorta di possibile disturbo: lampi improvvisi, shock elettrici e musica ad altissimo volume. Conclusione: tutti e tre si addormentarono nel giro di 12 minuti.
7 - Il disgusto non ha una sola faccia. Lo ha dimostrato l’esperimento del 1924 del professor Carney Landis dell’Università del Minnesota: lo scienziato ha chiesto a un gruppo di volontari di odorare dell’ammoniaca, ascoltare del jazz, guardare delle foto porno e mettere le mani in un secchio pieno di rane. Conclusione: impossibile trovare una sola espressione comune a tutti per indicare il disgusto provato.
8 - Convinto che la febbre gialla non fosse contagiosa, il dottor Stubbins Ffirth decise di dimostrarlo sulla propria pelle, bevendo il vomito di malati di febbre gialle e sfregandolo su ferite aperte. Conclusione: il medico non si ammalò, ma non perché la malattia non fosse contagiosa, bensì perché si è poi scoperto che la febbre gialla si trasmette da una zanzara.
9 - Negli anni Trenta il professor Robert Cornish dell’Università di Berkeley tentò di riportare in vita alcuni cani morti, soprannominati Lazarus, facendoli andare su e giù su un’altalena, mentre iniettava loro una miscela di adrenalina e anti-coagulanti. Conclusione: alcuni dei fox terrier tornarono alla vita e, seppure ciechi e con danni al cervello, resistettero qualche mese.
